Introduction by Gianluca Marziani for the exhibition entitled Sign City, at the Monocromo Art Gallery in Rome 5th-28th of April 2007

Testo critico, a cura di Gianluca Marziani, del catalogo Fenomeni editato in occasione della mostra personale presso Monocromo Art Gallery di Roma 23 novembre 2006 – 27 gennaio 2007


RED VISION
Gianluca Marziani

Alessandro Cidda ha scelto tre nuovi pezzi che mantengono la giusta sintonia col precedente ciclo sui supereroi. Sono tre opere di grande formato: un Batman visto di spalle, la Statua della Libertà vista dal basso, le Twin Towers viste di fronte. Da un aparte ecco una New york che è il simbolo delle nostre inquietudini, dall’altra il Batman che diviene l’ideale sguardo collettivo, l’archetipo del salvataggio globale verso un orizzonte di rinascita etica.

FENOMENI
Gianluca Marziani

Immaginiamo di entrare in un corridoio virtuale dalle pareti bianche e dalle luci ben direzionate. Sui muri una galleria di volti iconici del tempo presente, una lunga schiera di musi frontali che ci osservano come fossero nella tribuna mediatica del mondo divistico. Alcuni belli altri brutti, alcuni reali altri fantastici, uniti assieme da un comune destino: rappresentare i nostri sogni e le parallele illusioni, la fantasia e l’utopia collettiva, il normale e l’assurdo in un miscuglio che manda in visibilio i visitatori del visibile.

Il primo ciclo fotografico di Alessandro Cidda riguarda diciannove volti della fantasy contemporanea. Si tratta della prima serie di Fenomeni, quella che abbiamo chiamato Fantarealistica. Un viaggio dietro il comune immaginario cinetelevisivo, dietro storie che parlano della nostra vita coi codici stilistici della fantasia e un’etica dai giusti princìpi. Un’esperienza fisiognomica assieme a James Bond, Hulk, Freddy Krueger, Shrek, Spider-Man, Batman, La Cosa, The Joker…

L’artista ci catapulta nel mondo plasticoso dei suoi amati fenomeni in scala ridotta. Eccolo concretizzare una maniacalità minuziosa dal tono giapponese, un ritmo progressivo che crea variazioni di soggetto attorno al tema ossessivo. Come potete immaginare, tutto nasce da una passione collezionistica che diventa feticismo per i vari toys da inseguire e scovare, aggiungendoli al gruppo dei già presenti, trovando magari la versione raffinata e preziosa, talvolta divertendosi con il modello meno rigoroso ma più vitale per personalità scultorea. Un esercizio selettivo che, come dicevo, somiglia al radicalismo feticistico di alcuni artisti made in japan, presenti al massimo livello nei libri Pan-Exotica. Anche Cidda ci illustra il suo lato da tassonomista creativo, quasi che i volti fossero al limite tra identikit poliziesco e studi per un museo di storia naturale. Un viaggio di animazioni pop che satura il proprio immaginario di riferimento, esasperando il lato fantastico con un gioco di realismi ancora possibili.

Il suo esercito di microcorpi viene messo in posa in uno studio attrezzato. Fondale nero (a parte rare eccezioni che hanno precise motivazioni), inquadratura frontale e ravvicinata, sempre la stessa tecnica per creare l’identità stilistica del gruppo di fenomeni pop. Attenta cura per i dettagli di luce, i contrasti, la messa a fuoco, le scale tonali: e poi ecco l’artista scattare la foto definitiva che verrà stampata con tecnica Lambda su carta Kodak enduro metallic, quindi montata su alluminio. Appesa sul muro di luoghi espositivi (e, ultimo ma non ultimo, comprata quando si compie il suo naturale destino).

In questa prima galleria vediamo una schiera di personaggi fantastici che in passato hanno trovato il fumetto o una storia filmica, talvolta il serial televisivo, altre volte molteplici rappresentazioni con linguaggi eterogenei. Sono tipi inventati che vogliono somigliare alla realtà quotidiana, farne parte con le loro regole tra l’umano e le consuetudini speciali dei “super”. Non esistono eppure appaiono più veri del vero: e riempiono i nostri immaginari con la loro decisa personalità, i modi tipici, le stranezze caratteriali. Ma, soprattutto, ci colpisce la mescolanza tra doti soprannaturali e lato umano, tra la fantasia al potere e il potere del sentimento umano.

Emerge una sottile empatia con quegli sguardi di plastica. Gli occhi dei fenomeni possiedono un peso specifico non comune, le posture anche minime si rivolgono subito dentro di noi. Sembrano chiamarci, chiederci qualcosa, stuzzicarci a giocare con la vita, tirando fuori il nostro lato ironico e sentimentale. Ma anche la nostra natura più dinamica e sognatrice, come se quei volti diventassero i soggetti universali di un’iconografia che varca sottilmente la (doppia) vita di ognuno. L’artista incarna una sorta di ritrattista rinascimentale alla Bronzino ma in chiave fotografica, uno spietato manovratore di luci sagomate con cui si enfatizzano gli sguardi dalla pulsazione realistica. Ogni volto, al dunque, perde la sua passività vinilica e sottolinea una vitalità spudorata, una grinta che emerge anche dal minimo gesto. Cidda ha saputo creare un pathos non solo attorno agli occhi ma anche nella zona della bocca. Ascolti idealmente le frasi che pronunciano, capisci tante cose dal modo in cui digrignano i denti o distendono la mandibola. L’intero sguardo delinea una precisa personalità con le sue sottili sfaccettature. C’è qualcosa di molto reale nella maniera di essere ed esserci.

Loro sono fantastici. Plausibilmente reali. E fenomenali.

Ci somigliano. Sono come Noi. Forse siamo Noi.

Obsession - Infinito iconico
Quantità e velocità delle immagini del nostro tempo. Significata attraverso il moltiplicarsi all'infinito del soggetto-icona ritratto. Una ripetizione, metafora dell'oggetto stesso, giocattolo-icona industrialmente prodotto su vasta scala, che ci propone uno specchio colorato dei valori proposti dal nostro contemporaneo culturale. Uno sguardo ossessivo sul significato di mito, di icona.

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